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Scritto da FERNANDO PANNULLO da un idea di Fatima Scialdone Interprete: FATIMA SCIALDONE Al Pianoforte M-° Francesco Bancalari Con la partecipazione di Eduardo Moyano e Daniela Demofonti
"Strano... sento nostalgia... di... di cosa? E’ un sentimento strano; sono qui a Napoli, nella mia patria natale e sento nostalgia... di Buenos Aires... strano". Sono le battute finali della nostra protagonista, costretta a lasciare l 'Argentina per ragioni politiche e riprendere la via dell'Italia.
Dicono che succede spesso a quelli che sono ritornati nella Terra d'origine. Vissuti per anni nella nazione in cui sono emigrati per disperazione, miseria o altro, ritornati alla madre patria, avvertono forte la nostalgia della seconda patria, un impellente desiderio di ritornarvi... e se non sono troppo vecchi e malandati, riprendono la via del ritorno al contrario. Il senso di frustrazione per il distacco dalla madre patria li ha tormentati per anni ,ma decidendo di farvi ritorno, vanno incontro ad una amara delusione; non hanno calcolato che gli anni passati nella seconda patria hanno inciso profondamente sulla loro psicologia.
Varie le ragioni: il lavoro , il miglioramento economico, il lento adeguarsi ad abitudini e usi locali, le amicizie consolidate, la crescita dei figli che hanno conosciuto solo quella patria, e mettono radici senza nostalgia di terra lasciate alla spalle. Conseguente la scelta del titolo: "NAPOLI BUENOS AIRES ANDATA E RITORNO".
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La nostra protagonista , insieme alla madre, lascia la Napoli caotica del dopoguerra, ed approda a Buenos Aires, attratta dalla "favola dell 'America" o almeno dalla speranza di una vita migliore. E' l'epoca della seconda emigrazione; nella traversata non si canta più "Santa Lucia lontana" ma "Tammurriata nera" e "Simmo 'e Napule paisà", come non si trascinano più fagotti, mappate, ma valigie di cartone. Sistemata in un palazzone popolare, trova lavoro e inizia la sua attività di cantante e ballerina di tango,consigliata e aiutata da una celebre diva del teatro e del cinema: Tita Merello, che incontra come “ spettatrice casuale” durante una esibizione teatrale in un cortile per una festa di beneficenza italiana. La Merello folgorata dalla interprestazione della Nostra di Filumena Marturano, in quella occasione, la avvicina e da lì nasce una amicizia preziosa. Vivacchia alla meno peggio con piccole formazioni orchestrali, trova l'amore.
Dapprima è presa da una infatuazione per un maestro di tango, di breve durata per il carattere prepotente e vanesio dell'uomo, prototipo di macho argentino , poi un amore vero, con un pianista e compositore, anche lui oriundo italiano della famiglia dei musicisti D'Arienzo. Con l'uomo scopre, in tutti i suoi aspetti, paesaggistici e culturali, la citta portena e comincia ad amarla. E' la stagione d'oro per il tango: la musica gode di ampio favore popolare ,e il gradimento delle classi al potere.
E' considerato il ballo nazionale. Trionfano le orchestre di Juan D'Arienzo, Osvaldo Pugliese, Anibal Troilo, cantanti come Moran, Goyeneche, Julio Sosa, Susana Rinaldi, Manolita Poli, la Merello (la Lamarque è in castigo per uno sgarbo ad Evita Peron). Comincia a farsi strada Astor Piazzolla. La loro storia si intreccia colle vicende politiche dell'Argentina; mentre è in auge Peron gli italiani sono bene accetti. Alla caduta di Peron, la situazione cambia; prendono il potere i militari, iniziano le persecuzioni e non si fanno distinzioni fra le nazionalità. E ci sono problemi anche per il tango.
I conservatori , sempre più agguerriti, osteggiano la musica popolare e i nostri protagonisti sono costretti a lunghe tournée in tutto il sudamerica , aspettando tempi migliori. Ma quando la dittatura dei militari si fa più oppressiva, i nostri decidono di tornare in italia con l'appoggio di un console benemerito. A Napoli la donna non ritrova più la citta che aveva lasciato. Amici dispersi o morti, la città più violenta e soprattutto indifferente alla loro storia e alla loro musica. Da qui una struggente nostalgia di Buenos Aires , per i suoi caffettucci, le sue avenide, il tango, il "profumo della città". Borges scrive: " la città è come le mie viscere" e la donna, che sente ormai Buenos Aires" come le sue viscere", attende tempi migliori per farvi ritorno.
Alla protagonista dà voce Fatima Scialdone, ricca dell'esperienza dei numerosi viaggi in Sudamerica coi suoi spettacoli; come di consueto, alterna la prosa con canzoni, napoletane ed argentine, eseguite in lingua originale o tradotte in lingua napoletana; "lingua" che arricchische e colora di lampi popolareschi il "parlato" della donna, e tratteggia in modo gustoso il personaggio della madre.
La Scialdone è accompagnata al piano dal maestro Francesco Bancalari, che ha elaborato anche l'arrangiamento delle musiche e si avvale della partecipazione straordinaria di Daniela Demofonti e Eduardo Moyano (Fernando Pannullo)
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